Se nelle prime due parti abbiamo iniziato a leggere le direzioni della stagione, è in questa fase della Paris Fashion Week che il discorso si fa ancora più interessante.
Entrano in scena maison con identità fortissime, alcune in piena evoluzione, altre sempre più radicate nei propri codici, ed è proprio qui che si capisce davvero dove sta andando la moda.
Tra ritorni alle origini, cambi di direzione creativa e nuove interpretazioni del lusso contemporaneo, queste collezioni raccontano un equilibrio sottile tra coerenza e trasformazione.
Non si tratta solo di estetica, ma di visione.
Nella parte 3 troverai una review delle collezioni di:
Nina Ricci
Lanvin
Givenchy
Victoria Beckham
Celine
Hermès
Vivienne Westwood
Elie Saab
NINA RICCI
Per questa stagione, Nina Ricci continua a lavorare su una femminilità delicata ma consapevole, dove il romanticismo viene alleggerito e reso più contemporaneo. L’idea è quella di una donna che non rinuncia alla grazia, ma la interpreta in modo più disinvolto e moderno.
Le silhouette sono fluide, con abiti in chiffon, drappeggi leggeri e stratificazioni trasparenti. I volumi restano controllati, mentre la palette si muove tra tonalità cipriate, neri profondi e accenti più luminosi.








È una collezione coerente e molto portabile, che riesce a mantenere l’identità del brand senza risultare prevedibile. Interessante il lavoro sugli equilibri tra leggerezza e struttura.
LANVIN
Lanvin prosegue nel suo percorso di ridefinizione, cercando un equilibrio tra heritage e contemporaneità. La collezione riflette una visione più essenziale, meno decorativa e più focalizzata sulla costruzione del capo.
Linee pulite, sartorialità asciutta e una palette dominata da toni neutri. I tessuti sono ricchi ma mai eccessivi: lane compatte, sete opache e superfici lisce che valorizzano la forma.








Una collezione che punta sulla sottrazione. Meno impatto visivo immediato, ma più solidità nel lungo periodo.
GIVENCHY
Per questa stagione Sarah Barton rafforza un’idea di eleganza disciplinata, quasi architettonica. La visione si concentra su una femminilità più rigorosa, costruita attraverso il tailoring e una pulizia formale che elimina il superfluo.
Il lavoro sulle proporzioni è centrale: spalle strutturate, vita definita e lunghezze calibrate. I cappotti diventano veri protagonisti, con costruzioni precise e tessuti compatti. Gli abiti seguono il corpo con linee asciutte, mentre la palette resta essenziale — nero, grigio, bianco — con rari accenti profondi. Interessante il contrasto tra superfici opache e leggere lucentezze.








Una collezione molto pulita e coerente. Funziona soprattutto per chi cerca un’eleganza forte ma non ostentata.
VICTORIA BECKHAM
Victoria Beckham continua a perfezionare il suo linguaggio minimal, con una visione sofisticata e molto centrata sulla realtà quotidiana. L’obiettivo è creare capi eleganti ma facili da indossare.
Silhouette allungate, abiti scivolati, layering leggero e palette neutra con tocchi di colore. I materiali sono fluidi e accompagnano il movimento.








Uno dei brand più coerenti quando si parla di guardaroba reale. Minimal sì, ma mai banale.
CELINE
Per Michael Rider la visione resta fortemente identitaria: un’estetica che mescola rigore sartoriale e attitudine ribelle. La collezione continua a lavorare su codici riconoscibili, costruendo un immaginario preciso più che inseguire il trend.
Tailoring asciutto, pantaloni slim, blazer strutturati e un uso deciso di pelle e denim. Le silhouette sono nette, allungate, con un forte controllo delle proporzioni. Il focus non è sulla decorazione ma sullo styling: layering essenziale e contrasti tra capi più rigidi e altri più fluidi.








Celine è uno di quei brand dove il valore sta nell’attitude. I capi funzionano ancora di più quando vengono interpretati: è uno stile che richiede personalità, non solo estetica.
HERMES
Hermès continua a portare avanti una visione di lusso silenzioso, estremamente coerente e lontano da qualsiasi logica di eccesso. La collezione ruota attorno all’idea di un guardaroba essenziale, costruito per durare e accompagnare la vita reale.
Protagonista assoluta è la pelle, lavorata con una precisione quasi artigianale: cappotti, completi e capi ibridi tra outerwear e tailoring. Le silhouette sono pulite ma mai rigide, con un equilibrio perfetto tra struttura e movimento. La palette si sviluppa su toni caldi e naturali, cuoio, nero, crema, che esaltano la qualità dei materiali. I dettagli sono minimi ma estremamente curati.








Qui il lusso si percepisce nei dettagli. È una collezione che non ha bisogno di effetti speciali per essere rilevante.
VIVIENNE WESTWOOD
La maison Vivienne Westwood continua a portare avanti il suo spirito ribelle, unendo attivismo, storia e sperimentazione in una visione sempre molto riconoscibile.
Drappeggi, costruzioni irregolari, layering e mix di tessuti. Le silhouette sono dinamiche, spesso asimmetriche e ricche di movimento.








Una collezione che non cerca compromessi. Più concettuale che commerciale, ma sempre estremamente identitaria.
ELIE SAAB
Con questa collezione Elie Saab continua a raccontare una femminilità luminosa e sofisticata, lavorando su un immaginario fatto di eleganza e presenza scenica. La visione resta fedele al DNA della maison, ma con un approccio leggermente più contemporaneo nelle linee.
Abiti ricchi di lavorazioni, ricami e superfici brillanti si alternano a silhouette più pulite. I tessuti sono fluidi, spesso stratificati, con un uso importante di trasparenze e giochi di luce. La palette spazia tra tonalità profonde e nuance più luminose, mantenendo sempre un senso di equilibrio visivo.








Elie Saab resta un punto di riferimento quando si parla di eveningwear. La forza della collezione sta nella capacità di evolversi senza perdere riconoscibilità.
Questa terza parte della Paris Fashion Week Fall Winter 2026/2027 mette in evidenza un punto chiave: oggi più che mai i brand stanno lavorando sulla propria identità, ma lo fanno in modi completamente diversi.
C’è chi sceglie la strada della sottrazione e della purezza formale, come Hermès e Victoria Beckham, chi rafforza il linguaggio sartoriale rendendolo più contemporaneo, come Givenchy, e chi continua a costruire mondi estetici fortemente riconoscibili, come Celine o Vivienne Westwood.
Allo stesso tempo, si percepisce chiaramente come alcune maison siano in una fase di transizione, dove il cambiamento diventa parte stessa del racconto.
Il risultato è una giornata meno “gridata”, ma molto più strategica: meno effetto wow immediato, più costruzione di un’identità solida nel tempo.
Ora però voglio sapere anche la tua opinione:
quale collezione ti ha convinto di più tra queste?
E quale invece ti aspettavi più incisiva?
Scrivimelo nei commenti:
confrontarsi sulle sfilate è sempre il modo migliore per interpretare davvero una sfilata.
See you and Stay Chic!!!
Vale

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