Fashion Week TREND

PFW | SS26 – Parte 2

Parigi continua ad essere il luogo dove la moda non solo si mostra, ma si fa racconto. Nei brand che seguono, ho visto gesti creativi che parlano di storia, desiderio, forza.

Ecco la mia personale opinione su:


Dior

Dior SS26 è il debutto atteso, e il gesto è solido. Anderson ha preso gli archivi — la Bar Jacket, i volumi estetici classici — e li ha rimodellati con audacia: Bar Jacket accorciate, maxi fiocchi, tagli strutturati, ma anche pezzi più “quotidiani” che alleggeriscono. C’è teatralità, ma non ostentata; il gioco è nel dettaglio: dopo la sfida di essere il nuovo volto di Dior, riesce a inserire parole di modernità senza tradire la maison. È femminilità decisa, non compiacente.

“Osare entrare a far parte della Maison Dior richiede empatia per la sua storia, il desiderio di decifrarne il linguaggio inscritto nell’immaginario collettivo e la determinazione di racchiudere tutto in una scatola. Non per cancellarlo, ma per preservare questo patrimonio, guardando al futuro, tornando di tanto in tanto a frammenti, tracce, a volte intere silhouette, come per rivisitare i ricordi. È un sentimento e un’opera in continua evoluzione, al tempo stesso complessa e istintiva.” 

cit. Jonathan Anderson


Alexander McQueen

Con il suo debutto come direttore creativo, Seán McGirr porta McQueen verso una direzione vibrante: uniformi invocate in chiave ribelle, dettagli militari e una sensualità che respira. Corsetti liberati, fondo a vita bassa che sorprende, frange, blazer militari rielaborati. È come se McQueen volesse rinnovare la sua eredità adattandola ai tempi, con audacia ma anche rispetto.


Schiaparelli

«Dancer in the Dark»: danzare nell’ombra, vestire l’inedito. Spalle esagerate, abiti che alternano rigore sartoriale a vedo-non-vedo, trasparenze, ricami, cut-out strategici. Il contrasto tra rigore e sensualità è continuo, la tensione tra il visibile e l’invisibile domina la passerella. Sentivo la maison come museo vivente: ogni capo è installazione, ogni abito dialogo col corpo e con l’aria che lo attraversa.

“Il prêt-à-porter di Schiaparelli è sempre vissuto all’incrocio tra potenziale commerciale e catarsi creativa. Elsa non è mai stata un’architetta di nuove silhouette — non era questo il punto.” —

cit. Daniel Roseberry


Rabanne

Rabanne porta una ventata di festa sensoriale. Il richiamo agli anni ‘50, la nostalgia da spiaggia immaginaria, pezzi che sembrano sculture di metallo, costumi trasformati, trasparenze che abbracciano la pelle. Libertà nelle linee, audacia nei materiali: é come se ogni look fosse pronto per essere indossato di sera, ma con la spensieratezza di chi sogna l’estate.


Hermès

Hermès SS26 respira un’aria urbana raffinata: l’eleganza discreta che conosciamo, ma rivitalizzata da scelte che dimostrano che lusso non significa opulenza vistosa. Nei capi maschili (ma influenze rilevanti anche negli altri segmenti), ho visto pelle con cuciture traforate per renderla più “respirabile”, tessuti fluidi che dialogano con tagli più strutturati, monocromie calde (marroni, beige) con dettagli di verde, linee pulite, silhouette precise. È come se Hermès dicesse: “posso restare fedele al mio ADN senza restare immobile”.


Gianbattista Valli

Il “luogo sospeso” che Valli chiama la casa dell’anima è palpabile. I colori neutri, i tessuti che oscillano tra la tela grezza e il chiffon leggerissimo, i drappeggi calibrati, le forme che lasciano spazio al corpo e alla luce. Non c’è fragilità: c’è delicatezza, ci sono gesti precisi. Per me è una collezione che consola, che richiama a una bellezza silenziosa ma potente — quasi meditativa..


Loewe

Il debutto ufficiale del duo composto da Jack McCollough & Lazaro Hernandez alla guida di Loewe è stato un’esplosione di vita. Color block forti, palette solari, pelle protagonista ma lavorata con cura, certe gonne fluttuanti che richiamano al flamenco, drappeggi, frange. Ho amato il contrasto tra rigidezza e fluidità: look in pelle rigida accanto a maxi abiti che sembrano onde al passaggio. Anche l’umorismo negli arricciamenti, nei dettagli che sembrano quasi “giocosi” rende la collezione viva, spontanea. È una Loewe che ride, ma che sa anche respirare.


Questa Paris Fashion Week SS26 è stata una partitura fatta di luce, di corpi che respirano, di storie che si intrecciano. È stata la conferma che il fashion può essere arte, messaggio, parola. E che noi, come chi sceglie e come chi crea, possiamo essere parte di quella storia, non solo spettatori.

Dimmi: quale collezione tra queste ti ha fatto sentire “a casa con la moda”?
Quale capo hai visto e hai detto “questo lo vorrei indossare ogni volta che voglio essere me stessa”?
Scrivilo nei commenti, adoro leggere le tue emozioni.

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